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Azerbaijan: nessuno vuole andare in pensione

Lavoratrici a Baku – OC Media

Molte persone anziane in Azerbaijan continuano a lavorare anche dopo il raggiungimento dell’età pensionabile, spesso svolgendo lavori fisicamente pesanti. Purtroppo, non hanno alternativa

(Pubblicato originariamente da OC Media il 24 maggio 2018)

Pulire le strade può diventare un lavoro mortale in Azerbaijan. A marzo, la notizia che l’ennesimo netturbino è stato travolto e ucciso da una macchina a Baku, ha riscosso una significativa attenzione a livello mediatico. Non era il primo caso e il discorso non verteva solo sulla sicurezza dei lavoratori comunali: si è anche discusso di quanti anni avesse chi stava svolgendo un lavoro così a rischio.

In Azerbaijan, si vedono spesso persone anziane lavorare ed occuparsi di lavori fisicamente pesanti, anche dopo aver raggiunto l’età per il pensionamento. Il video di una donna anziana impegnata a pulire una strada innevata, pubblicato l’anno scorso da Mehman Huseynov, un attivista per i diritti umani e video-blogger, ha provocato diverso dibattito coinvolgendo addirittura alcuni parlamentari.

Le autorità hanno tentato di limitare il più possibile le vittime sul lavoro ed hanno fornito ai netturbini delle strade di Baku giubbotti catarifrangenti affinché potessero essere più visibili al buio. Ma nulla è valso a placare un’opinione pubblica sdegnata rispetto alle condizioni di lavoro dei netturbini e rispetto al fatto che, in un paese così ricco di risorse petrolifere, le persone più anziane ricevano pensioni tanto basse da essere costretti a continuare a lavorare.

“Non possiamo vivere così”

Ziyafat (è un nome fittizio), ha 67 anni e fa la netturbina. Ogni mattina pulisce le strade della zona di Baku che le è stata assegnata.

“Della pensione non ne ho abbastanza. Ho una figlia disabile e devo lavorare per mantenere me stessa ed aiutare lei”, ha detto Ziyafat ad OC Media.

Stando a quanto ci ha raccontato, il suo stipendio è di soli 137 manat (68 euro circa). Il salario da netturbina le permette di guadagnare circa la stessa somma, 155 manat (77 euro circa). Ci ha raccontato che pulisce anche cortili, ingressi di palazzi residenziali, scale e negozi. Per questi servizi viene pagata in nero dai residenti dei palazzi o dai proprietari dei negozi e riceve tra i 3 e i 5 manat al mese (1,5-2,50 euro) per ogni servizio.

“Non possiamo vivere in questo modo. Le spese per le medicine e per le visite mediche costano. I soldi non sono mai sufficienti ad arrivare a fine mese. Non posso permettermi di andare dal medico, né riesco ad assicurare a mia figlia le cure necessarie. Tralasciando me stessa, mia figlia ha urgentemente bisogno di cure mediche. Compro le medicine per lei tutti i mesi perché non peggiori troppo”, racconta Ziyafat.

In base a quello che ci ha raccontato, pulire le strada la mattina presto, quando è ancora buio, è molto pericoloso.

“Quando puliamo le strade al buio, abbiamo davvero paura. Temiamo i cani randagi e, soprattutto, le macchine che vanno veloci. Non mi importa troppo di me stessa, ho già vissuto abbastanza, ma se mi dovesse capitare qualcosa, mi dispiacerebbe per mia figlia”, racconta Ziyafat.

Assicurazione obbligatoria – o non così obbligatoria?

“La legge azera prevede che le persone che superano i 65 anni non siano autorizzate a lavorare nelle organizzazioni finanziate dallo stato”, ha raccontato l’avvocato Azar Guliyev ad OC Media. Se un impiegato che raggiunge i 65 anni vuole continuare a lavorare, l’amministrazione può rinnovare il contratto solo anno per anno.

“Non c’è invece un limite di età per le organizzazioni che non sono finanziate dallo stato. Se la salute glielo permette, una persona può continuare a lavorare anche dopo i 65 anni”, dice Guliyev.

L’avvocato ha anche sottolineato che è previsto l’obbligo per tutti i datori di lavoro, di stipulare un accordo assicurativo per gli incidenti sul lavoro, con i dipendenti. Questo implica che per i dipendenti e per le loro famiglie, sono previsti compensi da parte dei datori di lavoro, nel caso di incidenti sul lavoro.

Ma molti azeri sembrano non essere al corrente di tutto ciò. Quando si verificano incidenti, i datori di lavoro cercano spesso di coprire l’accaduto corrompendo i familiari delle vittime per assicurarsi il loro silenzio, stando a quanto ci ha raccontato Natg Jafarli, economista e membro del congresso per il Partito repubblicano alternativo (REAL).

Secondo l’avvocato Guliyev, “se le condizioni di salute di una persona non gli permettono di lavorare e, nonostante ciò, questa continua a farlo, si tratta di una violazione della legge sulla sicurezza del lavoro. E anche di una violazione dei diritti del lavoratori. In caso di incidente, in base alla gravità della situazione, il datore di lavoro è responsabile dal punto di vista penale, amministrativo e finanziario”.

Mirvari Gahramanli, capo dell’Organizzazione per la protezione dei diritti dei lavoratori del settore petrolifero, ha riferito che le persone che superano l’età del pensionamento, spesso continuano a lavorare per via delle condizioni economiche e sociali diffuse nel paese. “La ragione principale che spinge queste persone a continuare a lavorare anche in condizioni difficili, è la loro condizione sociale. Pensioni basse e risparmi scarsi li obbligano a continuare a lavorare”, ha dichiarato Gahramanli ad OC Media, sottolineando che le basse pensioni statali non sono sufficienti per vivere.

“Oggi, molte famiglie soffrono a causa della disoccupazione. Le persone non sono in grado di aiutare economicamente i genitori. Il risultato è che gli anziani sono costretti a continuare a lavorare”, ha aggiunto Gahramanli.

Finanziamenti privati

Natig Jafarli collega questo problema anche al fatto che il governo non è in grado di pagare pensioni più alte. “In qualsiasi parte del mondo, le persone iniziano a protestare quando l’età per il pensionamento viene alzata. Questo perché nei paesi sviluppati, le persone vogliono andare in pensione presto. In Azerbaijan questo non succede. Le pensioni sono così basse che la gente non vuole smettere di lavorare”, dice Jafarli.

Viste le basse pensioni governative, Jafarli suggerisce di creare dei fondi privati a beneficio dei pensionati. “I cittadini preferirebbero pagare contributi più alti per le pensioni mentre lavorano ancora, in modo da ricevere pensioni più alte dopo”, aggiunge Jafarli.

Jafarli mette anche in luce che nonostante sulla carta sia previsto l’obbligo, per chiunque lavori in Azerbaijan, di avere un’assicurazione contro gli incidenti sul lavoro, in realtà non ci sia una reale implementazione di questo meccanismo.

Nessuno vuole andare in pensione

La deputata Musa Guliyev, membra del Comitato parlamentare per le politiche sociali, del partito attualmente al governo, Nuovo Azerbaijan, nel marzo scorso ha dichiarato ai media locali che nessuno obbliga gli anziani a lavorare.

“Pulire, fare giardinaggio, e altri servizi, non possono essere limitati dall’età. Perché dovremmo proibire a qualcuno di lavorare, se la salute glielo permette? E se glielo permette anche il loro contratto di lavoro?” ha dichiarato Guliyev.

L’anno scorso, l’età per il pensionamento degli uomini e donne è stata alzata a 65 anni. Ma i nuovi regolamenti entreranno in vigore gradualmente, e si prevede che gli uomini vi arrivino – dall’attuale età pensionabile di 63 anni – nel 2021 e le donne, dagli attuali 60 anni, nel 2027.

In un dibattito televisivo tra i candidati alle presidenziali prima delle elezioni di aprile, il vice primo ministro Ali Ahmadov, portavoce nell’occasione del presidente Ilham Aliyev, ha dichiarato che la gente in Azerbaijan non vuole andare in pensione. “Stiamo alzando l’età per il pensionamento perché nessuno vuole andare in pensione. Tutti vogliono continuare a lavorare e nessuno protesta contro l’innalzamento dell’età di pensionamento”.

Le pensioni minime in Azerbaijan sono di 117,40 (58 euro) manat al mese.

L’articolo è stato realizzato con il sostegno dell’ufficio regionale della Friedrich-Ebert-Stiftung (FES) nel sud del Caucaso

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FONTE : Osservatorio Balcani e Caucaso – Ultime notizie

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